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Lo scambio sul posto era il meccanismo gestito dal GSE per rimborsare l’energia prodotta da impianti fotovoltaici immessa in rete in eccesso all’autoconsumo. L’energia è virtualmente ritirata dal GSE e rimborsata sul conto corrente del produttore a circa 0,10 €/kWh. La tariffa e le modalità operative sono stabilite dall’Autorità ARERA.
Al suo posto, a partire dal 1 giugno 2025 per i nuovi impianti e dal 15° anno dall’entrata in esercizio per gli impianti già operativi, c’è il sistema di “ritiro dedicato” (RID). Operativamente funziona in modo analogo, ma la tariffa non è più fissa, ma variabile in funzione del prezzo orario zonale dell’energia (PUZ).
L’autoconsumo condiviso – o comunità di autoconsumo collettivo – è il meccanismo per lo scambio di energia tra consumatori e produttori di energia rinnovabile gestito sulla piattaforma apposita del GSE.
L’autoconsumo condiviso andrà a sostituire lo scambio sul posto attuale. Nella sostanza l’energia immessa in rete dai produttori potrà essere ritirata da altri consumatori facenti parte della comunità di autoconsumo.
Il vantaggio rispetto allo scambio sul posto è che, su grandi numeri, l’energia prodotta è inferiore all’energia consumata, permettendo ai produttori di svincolare la taglia del proprio impianto dai consumi propri, per realizzare impianti di dimensioni maggiori – con riduzione del costo unitario – e guadagnare dai ricavi per l’energia consumata da altri. I consumatori beneficiano di uno sconto dei costi per gli oneri di sistema.
Il contributo per lo scambio sul posto è pagato tramite due acconti semestrali e un conguaglio annuale.
Gli acconti sono calcolati sulla base di valori stimati e in relazione ai giorni di validità del contratto a cui si riferiscono; il conguaglio è calcolato utilizzando i valori energetici reali dell’impianto ricevuti dal distributore. Attenzione: se il distributore non comunica i dati (quasi la metà dei contatori elettronici non trasmettono le misure) il conguaglio può attendere qualche anno prima di essere calcolato.
Nel portale GSE è possibile rilevare la situazione pagamenti in corso ed eseguiti: si entra con propria userid/password, si seleziona l’area SCAMBIO SUL POSTO, poi il tab CONTRATTI, si esegue la ricerca, si seleziona il tab CORRISPETTIVI/PAGAMENTI.
Sì, è possibile che lo strato posteriore dei pannelli possa prendere fuoco, principalmente a causa di tre fattori: [1] surriscaldamento dovuto a “hot-spot”, cioè zone con celle surriscaldate per difetti delle connessioni o detriti rimasti per lungo tempo, [2] per guasto elettrico alla scatola di giunzione, [3] per cause esterne (corto circuito cavi di stringa, foglie/rami, fulminazioni dirette).
La frequenza di incendi è tuttavia molto bassa considerando quasi due milioni di impianti su tetto esistenti in Italia.
Sono in vigore diverse normative per la qualifica dei pannelli (classe I di resistenza al fuoco) e per la posa corretta sui tetti, finalizzate a mitigare gli eventi e i danni indiretti.
Un controllo annuale sul tetto è senz’altro la migliore forma di prevenzione.
Sì, è possibile che il vetro possa essere danneggiato da scariche di grandine eccezionali. Tutti i pannelli sono sottoposti a test di qualifica prodotto molto severi. Tuttavia eventi eccezionali con chicchi di diametro superiore a 10 cm possono rompere il vetro se colpiscono il pannello con angolo di incidenza ridotto.
Gli aventi accaduti del Nord Italia nel 2023 hanno danneggiato le coperture dei tetti oltre ai pannelli. E’ possibile proteggere i pannelli – e tutto l’edificio – con polizze assicurative specifiche per calamità naturali.
In generale la polvere sui pannelli è rimossa dall’acqua piovana.
Il lavaggio dei pannelli con mezzi meccanici è necessario quando i depositi di detriti non sono rimossi dall’acqua piovana o da getti di acqua esterna. Il lavaggio è necessario pe evitare la formazione di “hot-spot” che possono danneggiare i pannelli in modo permanente o provocare l’autocombustione nei casi più gravi.
Gli ottimizzatori di potenza sono dei dispositivi che permettono di ridurre gli effetti negativi delle differenze di rendimento di una stringa di pannelli per ombreggiamento o differente esposizione dei pannelli.
Ne esistono di tre tipologie: installabili insieme all’inverter del medesimo produttore (SolarEdge, Huawey) e indipendenti dal produttore di inverter (Tigo) e in sostituzione dell’inverter centrale (Enphase).
Gli ottimizzatori permettono il monitoraggio remoto del rendimento di ogni pannelli e il distacco istantaneo del pannello collegato in caso di spegnimento dell’inverter per manutenzione o guasto.
Il rendimento medio aggiuntivo ottenuto con gli ottimizzatori è in medi del 2 – 4% rispetto ad un impianto con inverter standard; l’extra costo degli ottimizzatori si ripaga in circa 3-4 anni.
No, la normativa italiana (CEI 0-21) prevede il distacco dalla rete degli inverter e degli eventuali sistemi di accumulo in caso di black-out. Fanno eccezione i sistemi c.d. “anti black-out” che permettono il funzionamento “ad isola” o “off-grid” degli impianti fotovoltaici. I sistemi anti black-out devono essere certificati CE 0-21- Al momento sono disponibili dai produttori Tesla, SolarEdge, SMA.
Il rendimento degli impianti fotovoltaici dipende essenzialmente da irraggiamento e temperatura dell’aria. Tra un anno “buono” ed un anno “cattivo” può esserci una differenza del 10-15%.
Ormai tutti i produttori garantiscono un decadimento lineare inferiore allo 0,6%. La garanzia tipica è di un decadimento del 2% il primo anno e del 15% nei successivi 25 anni.
Nei fatti, si è osservato che in assenza di difetti nelle celle o nelle giunzioni, il decadimento è quasi inesistente.
Per la maggior parte dei prodotti la capacità delle batterie, espressa in kWh, è garantita per il 70% del valore nominale dopo dieci anni dalla prima installazione. Un tempo alcuni produttori facevano riferimento al numero di cicli; ora quel parametro non è più considerato significativo e si possono considerare infiniti cicli di uso normale.
Non esiste una data di scadenza delle batterie. Secondo fonti Tesla, che ha l’esperienza più consistente nelle batterie al Litio (Io-Li), negli ultimi 15 anni il decadimento della capacità di carica è di circa 1% l’anno in condizioni di uso medio (25.000 km l’anno). Per le batterie da casa la durata entro i limiti di garanzia sarebbe quindi tra 20 e 30 anni.
No. Non sono più necessarie autorizzazioni di alcun tipo a partire dal Decreto Energia (Legge 34/2022), che ha qualificato come manutenzione ordinaria non soggetta a permessi l’installazione del fotovoltaico sul tetto, anche per edifici nei centri storici e nei parchi nazionali.
Sono esclusi dalla liberalizzazione solo gli immobili gravati dal vincolo paesaggistico ex D.M. 42/04.